La piattaforma Vega “A”

Il racket Vega "A" e la nave di appoggio viste dall'elicottero

La piattaforma Vega "A" e la nave di appoggio viste dall'elicottero

Questo cantiere merita un’attenzione particolare non solo per l’alto grado di componenti tecnico-professionali sulle quali si è potuto lavorare, ma anche e soprattutto per l’impatto sociale che la sua messa in opera ha costituito all’interno del contesto locale: stiamo parlando di migliaia di lavoratori…

Costruita dal Consorzio Ital Offshore di Punta Cugno Augusta (SR) con una tecnica modulare innovativa che prevedeva la realizzazione di due imponenti strutture – che una volta assemblate avrebbero dato vita  al cd.  “Jackets” (ossia i 4 piloni portanti su cui poggia la piattaforma) – all’estero. Assemblaggio che avvenne a Punta Cugno, proprio nella spiaggia da cui poi venne caricata sulla chiatta e trasportata fino a 25 km. al largo di Ragusa per venire ancorata sul fondale marino ad una profondità di ca. 60 mt.

I c0ntrolli, naturalmente, iniziarono subito e accompagnarono i lavori di assemblaggio fino alla fine: ogni saldatura effettuata veniva controllata (il controllo qualità ebbe luogo sul 100% della costruzione). Per la cronaca, furono effettuate saldature con elettrodi  che portarono alla bellezza di 4.000 tonnellate di ferro fuso su 12.000 ton. di tubi… sviluppammo migliaia e migliaia di lastre (radiografie).

Una volta terminato il Jacket e con la messa in opera della piattaforma, fui impiegato a bordo della medesima  nei lavori di montaggio dei pozzi di perforazione (dove si effettuarono tutti i trattamenti termici a saldature ultimate, oltre  alle radiografie e controlli magnetici e con liquidi penetranti) e di tutti i moduli costituenti la piattaforma.

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