Cooperazioni Internazionali

All’inizio degli anni ’80, l’industria europea perdeva terreno rispetto ai grandi concorrenti americani e giapponesi.

Era dunque arrivato il momento che la Comunità Europea si dotasse finalmente di una politica autonoma nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico. Fu quindi varata una serie di programmi-quadro, i quali consentirono di concentrare gli sforzi, in materia di ricerca, su un certo numero di settori strategici, e i risultati furono da subito notevoli. I 5,7 miliardi di ECU del programma 1990-1994 ebbero un effetto estremamente stimolante sull’attività di ricerca.

La ricerca-sviluppo dell’Europa comunitaria favorì la partnership fra ricercatori, laboratori e imprese dei vari paesi della Comunità, al punto che la “cooperazione europea” era assurta a condizione essenziale per l’accesso ai finanziamenti del programma-quadro. I vari programmi comunitari (Esprit, Race, Sprint, Craft, ecc.) contribuirono a mobilitare le risorse umane, finanziarie e tecnologiche; incoraggiando la riflessione in comune, sviluppando la collaborazione e consolidando le basi tecnologiche delle imprese.

Fu il periodo nel quale la Comunità iniziò seriamente a considerare l’importanza delle piccole medie imprese (PMI), così ne favorì anche l’accesso ai programmi di ricerca e sviluppo, in particolare attraverso premi di fattibilità e programmi di valorizzazione come “Value“; programmi volti a incoraggiare le PMI ad associarsi per affidare ricerche a organismi specializzati, come “Craft“…

Ma fu la realizzazione di una rete di corrispondenti tecnologici che facilitasse il trasferimento delle tecnologie attraverso l’Europa (rete “Sprint“), a dare il via a una delle più riuscite politiche per le imprese che la Comunità Europea avesse mai messo a punto e che portò, di li a poco, alla creazione degli Euro Info Centre (EIC, i cosiddetti Eurosportelli).

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