Favorire la partnership

Per aiutare le imprese a sviluppare accordi di cooperazione, la Comunità aveva creato un quadro giuridico e istituito dei meccanismi di sostegno come il Raggruppamento europeo di interesse economico (GEIE), ad esempio, una struttura giuridica riconosciuta in tutti gli Stati membri della Comunità, con l’obiettivo di facilitare la cooperazione. Inoltre, fin dall’inizio del 1993, la “Società europea” (SE) o la “Cooperativa europea” favorivano la messa in comune di mezzi di produzione, di vendita e di gestione.

Si era persino previsto di creare brevetti e marchi comunitari nonchè di introdurre regolamentazioni volte a proteggere meglio la proprietà industriale e intellettuale; furono poi altrettanti mezzi per garantire la qualità dei prodotti e per proteggere sia i  produttori che i consumatori.
Per le piccole e medie imprese, che troppo spesso esitavano a varcare le frontiere nazionali, la Commissione europea (Direzione generale “Politica delle imprese, commercio, turismo ed economia sociale”) mise a punto alcuni validi e insostituibili strumenti:

  • Il BRE (Bureau de Rapprochement des Entreprise), ossia l’ufficio per il ravvicinamento delle imprese, volto a diffondere globalmente un gran numero di proposte di cooperazione provenienti da PMI che si rivolgono ad altre PMI.
  • Il BC-Net (Business Cooperation Network), che collega consulenti specializzati in cooperazione attraverso tutta l’Europa.  Migliaia di offerte e domande di cooperazione riservate,  pervengono di continuo a questa rete che esegue automaticamente il lavoro di collegamento.
  • La Commissione delle Comunità europee (allora, ora Commissione Europea) avvia, sostenendole, le operazioni “Europartnership e impresa“. Esse consentono agli imprenditori di unirsi per progetti concreti di cooperazione.
  • La Banca europea per gli investimenti (BEI) può sostenere finanziariamente progetti attuati in comune da imprese originarie di vari Stati membri della Comunità (UE) (nel 1990, ad esempio, ha concesso stanziamenti per quasi 137 milioni di ECU a favore della concezione e sviluppo dell’aereo A-321 del consorzio europeo Airbus).

Inoltre le nuove imprese a dimensione europea che stavano nascendo poterono contare sulle reti di società specializzate in capitali di rischio o capitali di sviluppo, che la Comunità incoraggiava già allora su tutto  il territorio europeo (diventeranno poi i famosi “Business Angels”).

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