Il commercio

A 24 anni, dopo 3 passati in continue trasferte come operatore CND, durante l’ultimo dei quali avevo già iniziato a seguire un filone letterario che ben poco si adattava ai tecnicismi dei quali ero abituato: l’antropologia; un risveglio intellettuale mi colse al punto da introdurmi alla filosofia.

 

Ad un tratto mi stavo accorgendo dell’esistenza di un mondo fatto di pensieri e concetti che mi permettevano di applicare nuove strutture logiche al mio modo di comunicare. Mi accorsi di poter esprimere meglio le mie idee e i miei argomenti andavano diritti al nocciolo delle questioni, colpivano quello che io ritenevo lo “spirito attivo” di ogni discorso; ciò si ripercuoteva positivamente anche nella quotidianità e la prima, importante, evidenza fu che riuscivo a superare con estrema facilità imbarazzi di ogni tipo, non ultimi gli approcci personali e di “cuore”; praticamente la mia vita sentimentale migliorava a vista d’occhio. Infatti fu il periodo delle prime “storie” importanti. Avevo bisogno di spazi più ampi in cui agire, sentire più mio quello che facevo in virtù delle nuove conquiste e nella prospettiva di progetti futuri…, disegni che nel mio intimo andavano formandosi sull’onda emotiva del momento, mentre  nuove esperienze relazionali venivano a crearsi.

Avvertivo la necessità di cambiamento in modo chiaro, tuttavia non mi era altrettanto chiara la strada che avrei dovuto prendere…: avevo bisogno di tempo per riflettere.  L’occasione arrivò ben presto, e una stagione in Germania, come cuoco in un locale italiano, servì allo scopo.


Particolare di un modello

Fu un’esperienza che servì a darmi nuove prospettive, il mondo del lavoro stava girando vorticosamente, come sempre, ma gli aspetti più interessanti per il mio futuro li stavo visualizzando in una nuova ottica, in contesti diversi da quello a cui ero abituato e con nuovi strumenti. Intanto gli approcci con le persone si erano profondamente modificati e le conseguenti relazioni erano intrise di nuovi elementi, quali l’attenzione ad esempio, massimizzata dal fatto che la comunicazione  avveniva in una lingua diversa, mi metteva in condizione di elaborare gli imput e mi lasciava lo spazio per operare le scelte che mi avrebbero permesso di concludere la pausa di riflessione per dare inizio ai nuovi progetti.

 

Dal mio archivio

Alcune idee di base che andavo formandomi venivano continuamente stimolate dai coetanei che formavano il gruppo di lavoro del locale in cui ero impiegato; in realtà erano quasi tutte ragazze e un paio di ragazzi – oltre a me – e alcuni di loro provenivano da scuole di design e di moda; dunque era inevitabile parlare di abbigliamento, soprattutto davanti a certi modelli che venivano invariabilmente abbozzati, dai più dotati e fantasiosi, su fogli di carta di qualunque genere: dagli scontrini e blocchi-notes per le commesse ai fogli di giornale…  L’entusiasmo andava alle stelle e le idee si sprecavano sull’onda emozionale di questi poco più che ventenni, pieni di energia e creatività.

 

Fu così che, con alcuni ragazzi, stabilimmo una sorta di collaborazione per quando, finita la stagione, io fossi ritornato in Italia: loro avrebbero creato i modelli in carta, io mi sarei occupato di realizzare i campioni – presso le aziende terziste (tante all’epoca, in Italia) che avrebbero poi gestito anche la produzione in serie (sul venduto, come si suol dire) – e commercializzare gli articoli in campionario.

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Talete di Mileto
Socrate - Affinità; vedi "studi"

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